Maleducazione digitale

Nella rete si trovano un sacco di cose istruttive; chi padroneggia le arti del Web, come Eric Schmidt, è sicuro che Internet è lo strumento che rovescerà i dittatori e restituirà ai popoli i diritti vilipesi. Per non farsi mancare nulla è andato anche in Corea del nord a spiegare al regime più paranoico del mondo il potere democratico internettiano. Con qualche abilità informatica si può violare il sito della Cia, si possono pubblicare centinaia di migliaia di documenti riservati, si può smascherare un governo corrotto, si possono sputtanare migliaia di persone con un clic.
6 AGO 20
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Nella rete si trovano un sacco di cose istruttive; chi padroneggia le arti del Web, come Eric Schmidt, è sicuro che Internet è lo strumento che rovescerà i dittatori e restituirà ai popoli i diritti vilipesi. Per non farsi mancare nulla è andato anche in Corea del nord a spiegare al regime più paranoico del mondo il potere democratico internettiano. Con qualche abilità informatica si può violare il sito della Cia, si possono pubblicare centinaia di migliaia di documenti riservati, si può smascherare un governo corrotto, si possono sputtanare migliaia di persone con un clic, si può accedere a una quantità tendenzialmente infinita di dati, si possono vincere le elezioni, innescare rivoluzioni, ordinare una pizza o imparare a cucinarla. La vulgata suona così: tutto ciò di cui l’uomo ha bisogno è dentro la rete, il resto è sovrastruttura. Partendo dall’idea dell’onniscienza della rete il ventenne Dale Stephens ha iniziato un percorso di liberazione da una delle figure più resistenti del vecchio mondo pre-digitale: l’educazione. Con una borsa di studio per genietti anticonformisti messa a disposizione da Peter Thiel, il libertario co-fondatore di Pay Pal, ha abbandonato l’università e ha creato UnCollege, l’autodidattica eretta a sistema, un percorso alternativo per liberarsi degli insegnanti e di altre superstizioni.
Nel libro “Hacking Your Education”, Stephens snocciola un’idea di autogestione educativa basata sulla presenza sulla scena di due attori soltanto: lo studente e i dati. La rete trova qualunque cosa, che bisogno c’è del professore, dei voti, della versione di greco, dei compagni di classe? In una confusione drammaticamente diffusa nella Silicon Valley, Stephens scambia la somma di informazioni per l’educazione, confonde il modello di apprendimento delle macchine con la complessità umana, promuove l’idea dell’uomo come monade finalmente liberata dalla dipendenza da altre monadi. Il critico Leon Wieseltier sulla rivista New Republic ha scritto che l’idea del ragazzo riflette l’onnipotenza di un’industria tecnologica che “crede di essere l’universo intero”. Affidandosi esclusivamente alla rete si possono fare molte cose; educare – ed essere educati – non è fra quelle.